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La Giobia e il freddo inverno: la storia della famosa strega di Varese

La Giobia e il freddo inverno la storia della famosa strega di Varese




Si narra che nei boschi nei dintorni di Varese dimorasse una strega dall’aspetto così raccapricciante da far davvero terrore: era magra e alta, con gambe lunghe e calze rosse e portava sempre un grosso cappello che le celava il viso deforme. Ed era profondamente cattiva. Il suo nome era Giobia.

Gli abitanti del Varesotto raccontano che quando la strega passava, tutto moriva: giungeva un improvviso vento freddo, pungente e gelido, così i fiori appassivano e i prati e gli alberi venivano coperti completamente dalla brina, insomma tutto attorno a lei diventava freddo e ghiaccio.

La Giobia vagava per i boschi, osservando i movimenti dall’alto, alla ricerca di bambini di cui era molto golosa, non che disdegnasse un buon piatto di riso e luganega, oppure un po’ di polenta arrosto, ma non era capace di cucinare.

Così l’ultima domenica di gennaio, quando il freddo dell’inverno si preparava a lasciare spazio alla primavera. si dice che la Giobia terrorizzasse un villaggio del Varesotto entrando di notte nelle case per prendere i bambini e distruggere anche la felicità delle famiglie.

In uno dei villaggi c’era una bambina che era solita andare in giro per i boschi a raccogliere la legna e fu proprio in una di queste escursioni, incontrò la strega che le si rivolse dicendo: “Stasera verrò a casa tua e, se non ci sarà nulla per me, ti prenderò e ti porterò nel bosco con me”. 

La bambina, che era stata messa in guardia dalla mamma, corse via spaventata e, tornata a casa, le raccontò tutto, così da quella sera sul tavolo della cucina, c’era sempre un piatto con un po’ di polenta per la strega.

Sfortunatamente una notte, complice la distrazione o la stanchezza, la donna dimenticò di lasciare il piatto per la Giobia, la strega infuriata ed affamata, prese la bambina e scappò nei boschi.

La mattina seguente, la notizia del rapimento della bambina arrivò a tutte le mamme del villaggio, che iniziarono a pensare ad un modo per salvare la bambina, una ebbe l’idea di prendere per la gola la strega e in questo modo riuscire a sconfiggerla.

Decisero pertanto di cucinare una gran quantità di risotto con la luganega e di metterlo con tutto il pentolone su di una finestra per far accorrere la Giobia, ma di lasciare un solo cucchiaino piccolo, in maniera che la strega impiegasse molto tempo a mangiarlo.

E così fu, la Giobia si sedette a mangiare il risotto, incurante del tempo che passava e lì rimase così tanto tempo, che un raggio di sole la colpì alle spalle, istantaneamente le fiamme la avvolsero riducendola solo in un mucchio di cenere.

Fu così che il freddo svanì ed il ghiaccio si dissolse d’incanto e dal bosco emerse la bambina che era stata rapita e della strega nessuno sentì più parlare e tutti i bambini furono salvi.

Per ricordare questa vicenda in molti paesi nei dintorni di Varese, l’ultimo giovedì di gennaio, si prepara il risotto con la luganega, il riso ha un forte valore beneaugurante, la luganega è simbolo di opulenza, ma soprattutto si brucia il fantoccio della strega Giobia, per allontanare le forze negative dell’inverno e celebrare l’arrivo della primavera.


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