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La leggenda del Ponte Coperto di Pavia

La leggenda del Ponte Coperto di Pavia


Tempo di lettura 4 minuti - Puoi anche ascoltare la storia dalla Voce dell'Alchimista, video in fondo al racconto

Sbucando da una delle molte stradine di Pavia, è impossibile non imbattersi nel famoso Ponte Coperto che permette di attraversare il Ticino. Il ponte attuale è stato ricostruito nel dopoguerra, ma esiste un’antica leggenda pavese che racconta di come, in una nottata di nebbia, sarebbe stato costruito il vecchio Ponte Coperto. 



Il ponte coperto che collega il centro storico di Pavia ed il caratteristico quartiere di Borgo Ticino, una volta era fuori le mura della città, rappresenta uno dei simboli della città. 

Lungo oltre 200 metri, il ponte ha un disegno caratteristico con una sola campata suddivisa in cinque arcate e una copertura a tetto sorretta da cento piccoli pilastri in granito, ma non è quello originale. 

Il ponte, già presente in epoca romana, è stato ricostruito più volte, quello attuale è stato eretto, sulla base del progetto trecentesco, nel secondo dopoguerra poiché, colpito da pesanti bombardamenti, era stato distrutto. 

Delle tante versioni del Ponte sul Ticino, a noi interessa quello realizzato a cavallo del primo millennio, sul quale si racconta un’antica leggenda legata alla sua costruzione. 


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Nell’anno 999 non c’era alcun ponte che attraversava il Ticino, l’antico ponte romano, del quale si possono ancora intravedere i resti, era crollato e chi doveva attraversare il fiume, doveva arrangiarsi con un servizio di barche. 

Era la notte di Natale ed i molti fedeli che abitavano dalla parte di Borgo Ticino e volevano assistere alla Santa Messa erano in fila sulla sponda del fiume, aspettando il loro turno per il traghetto. 

A complicare la situazione c’era l’onnipresente nebbia, che quella sera era particolarmente fitta e per quanto i pellegrini chiamassero, il servizio era molto rallentato e nessuna barca compariva all’orizzonte. 

Nel momento di maggiore confusione apparve come dal nulla un gentiluomo vestito di rosso che si offrì di far passare tutti, a patto che lo avrebbero seguito. 

I fedeli furono con lui e dopo averli guidati attraverso il ponte nella foschia che si infittiva sempre più, rivelò loro che si sarebbe trasformato in pietra in cambio dell’anima del primo che avesse avuto abbastanza coraggio da attraversarlo. 

L'uomo vestito di rosso si era rivelato essere il Diavolo in persona. 



Dalla folla emerse un uomo che nessuno aveva notato prima, era l’Arcangelo Michele che, dalla vicina chiesa, aveva visto ed era accorso in soccorso dei pellegrini allibiti. 

Questi si rivolse al Diavolo e lo convinse a costruire il ponte mentre loro avrebbero deciso chi sarebbe stato il primo a sacrificarsi, il Diavolo terminò la costruzione e si sedette sul pilone centrale ad attendere il primo passante e con questo il suo premio. 

L’Angelo allora, mandò a prendere un caprone, afferrò l’animale per il collare, e, con una sferzata, l’obbligò a passare per primo. 

A quel punto, capito di essere stato giocato, Lucifero fu preso dall’ira e scatenò un violento nubifragio contro il ponte, ma nulla riuscì a distruggere la costruzione vista la saldezza delle colonne di pietra.  

I pavesi per tenere lontano il Diavolo, decisero di costruire una piccola chiesa proprio sul pilone centrale, la cappella fu consacrata a San Giovanni Nepomuceno, protettore delle alluvioni e delle persone in pericolo di annegamento. 

Ancora oggi, il ponte sembra riportarci indietro nel tempo, a quella notte del 999, poiché, durante i giorni di fitta nebbia, sembra essere fatto realmente di nebbia.



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