Advertisement

Le Pupe con i baffi leccesi, tra storia e leggenda

Le Pupe con i baffi leccesi, tra storia e leggenda


Grottaglie, una piccola cittadina nell’entroterra di Taranto, si erge sul pendio di una delle Colline delle Murge ed è molto importante nel panorama artistico e culturale della Puglia. Il suo centro storico è da sempre un luogo frequentato da molti artisti. È qui che si crea l’arte e questa è l’arte che dà vita alle leggende.



Tempo di lettura 4 minuti - Puoi anche ascoltare la storia dalla Voce dell'Alchimista, video in fondo al racconto

Fino dal medioevo nelle botteghe artigiane di Grottaglie si producono opere d’arte popolare come i “capasuni”, bellissimi recipienti di creta smaltata per il vino simili alle giare, dipinti con colori come il verde, il marrone, il giallo e il blu e arricchiti dai simboli “grottagliesi”.

È in queste botteghe che nascono le cosiddette “Pupe con i baffi”, dei capasuni a forma di bottiglia, con i tratti di una donna giunonica, che raccontano una storia che si tramanda di generazione in generazione.

Il racconto dell’origine delle Pupe coi baffi, ha inizio quando Grottaglie era un feudo spagnolo e, in quel tempo, tra le varie altre leggi a vantaggio del feudatario, vigeva lo “Ius primae noctis”, che sarebbe il diritto per il Signore del feudo di trascorrere la prima notte di nozze con le più belle fanciulle. 

Naturalmente tutti i mariti si dovevano piegare a questa infame legge, pena la morte, ma, seppure raramente qualcuno non era disposto ad accettare la dura realtà.

Si racconta che, attorno al XVIII secolo, un vignaiolo di Martina Franca avesse sposato una splendida fanciulla di Grottaglie e, per sottrarre la moglie all’orribile sopruso, si travestì egli stesso da donna per offrirsi al Feudatario.



Esiste una variante della storia che sostiene che lo scopo del vignaiolo fosse quello di uccidere il padrone, sia come sia egli indossò un abito bellissimo, colorato e alla moda con un prezioso cappello di piume ed in questo modo riuscì ad ingannare le guardie.

L’illusione non durò a lungo, nonostante la poca luce presente nelle stanze del palazzo, il principe scoprì facilmente l’imbroglio, dato che il vignaiolo aveva dimenticato di radersi i baffi e decise in un primo momento di giustiziare l’uomo, poi, guidato dalla sua cupidigia, preferì punirlo in un modo diverso.

Un'altra storia di amore e vendetta: La leggenda delle Teste di Moro

Il Feudatario ordinò al povero uomo, pena la sua morte, di consegnargli tutta la produzione della sua vigna, ma il vino doveva essere contenuto in anfore che avessero le sue fattezze travestito da donna.

Il vignaiolo dovette girare per tutte le botteghe della zona per procurarsi delle anfore con i suoi tratti vestito da donna e le sue vigne produssero tanto vino da riempirne 700 ed aver salva la vita.

Nessuno può sbilanciarsi su quanto di vero ci sia in questa storia, ma di certo la leggenda ispirò i maestri ceramisti grottagliesi l’idea di creare “le pupe con i baffi” a forma di bottiglia antropomorfa.





Posta un commento

0 Commenti