La Cantoniera del Diavolo di Molìmentu: tra spiriti, leggende e misteri

La Cantoniera del Diavolo di Molìmentu avvolta nel mistero degli spiriti e dei tesori nuragici

Non tutte le case sono fatte per essere abitate. Alcune ti guardano. Ti osservano da lontano, ferme, immobili. Come se sapessero qualcosa che tu non sai. La Cantoniera del Diavolo è una di quelle. Sta lì, a Molìmentu, vicino a Sassari. Un guscio vuoto di pietra e calce. Eppure… non del tutto vuoto.

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Chissà per quali oscure ragioni certe costruzioni sembrano attirare spiriti. Gli anziani lo dicono da sempre: ci sono presenze che si insediano in luoghi remoti, a volte benevole, altre pronte a restituire il disturbo con interessi. Succede con i nuraghi. Ogni costruzione, dicono, ha il suo guardiano. E ogni guardiano custodisce un tesoro.

Questa storia inizia quando la ferrovia Terranova–Chilivani taglia in due il silenzio delle campagne. Per far spazio ai binari, le antiche dimore dei nuraghi vengono demolite. Pietra su pietra. E con esse i loro custodi invisibili, sfrattati con la forza, lasciati a vagare.

Ma uno spirito sfrattato, si sa, non cerca pace. Cerca un’altra casa.

Così arrivano le case cantoniere, rifugi per i lavoratori della ferrovia. Una di queste, a Molìmentu, diventa la nuova dimora di Basilio e della sua giovane moglie. Ma fin dalle prime notti, la pace è un ricordo. Rumori, colpi sordi, boati improvvisi. Basilio una sera si affaccia, per capire. E vede.

Non si sa cosa. Ma abbastanza per fargli gelare il sangue e farlo scappare senza voltarsi.

L’Amministrazione prova a rimediare. Manda un altro cantoniere, venuto dall’interno dell’isola. Resiste meno di una settimana. Poi, via. Come il diavolo davanti all’acqua benedetta.

E così via, uno dopo l’altro. Gli inquilini entrano e scappano. La voce corre veloce. La chiamano la “Cantoniera del Diavolo”. Oppure “sa cantonera bòida”, la cantoniera vuota. Vuota, eppure abitata.

Perché nessuno ha dubbi: quegli spiriti, spodestati dai colli, non se ne sono mai andati davvero. Vegliano. Aspettano. Forse non proteggono solo un ricordo. Forse lì sotto, tra le fondamenta o più giù, c’è qualcosa che non vuole essere trovato. Tesori, dicono i narratori. O sepolcri antichi.

Fantasmi e oro, mischiati nel crepitio delle storie raccontate davanti al fuoco.

E poi, c’è un segno. All’ingresso del paese, un masso. Su di esso, incise, le forme di cinque dita. La gente lo sa cosa vuol dire. È la mano del Diavolo.

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1 Commenti

  1. La cantoniera era in comune di Olbia (località nota anche come Enas), non propriamente vicina a Sassari, per la precisione a circa 100km da Sassari.

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